Cosa fare e vedere a Prato

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I principali monumenti da vedere a Prato

(guarda i souvenir di Prato che realizziamo con le foto di questa stupenda provincia toscana)

Duomo di Prato

(sei curioso di vedere la Cattedrale di Prato realizzata con i famosi Mattoncini?)

La Cattedrale è una delle più antiche chiese di Prato e nel 1996 papa Giovanni Paolo II l’ha elevata alla dignità di basilica minore.

La Cattedrale di Santo Stefano è un esempio di armonia data dai vivaci contrasti. Anche se si possono notare diverse varietà di stili, la semplicità dei volumi si articola in masse geometriche ben definite. Il risultato è senza dubbio piacevole e tutta la piazza risente del suo equilibrio.

Nonostante le aggiunte e modifiche avvenuto nel corso di numerosi secoli, l’aspetto esterno del Duomo risulta unitario e armonico. Tanto all’esterno quanto all’interno l’architettura della cattedrale è connotata da accentuati effetti policromi, ottenuti con la giusta opposizione tra elementi in alberese o marmo bianco e quelli in verde di Prato.

La struttura romanica è frutto del rifacimento di Guidetto nel 1211. Nei secoli successivi si aggiunsero poi ristrutturazioni ed ampliamenti, dovuti in massima parte alla crescente popolarità del della reliqua della Sacra Cintola: dapprima fu costruito il transetto (il braccio che interseca trasversalmente quello longitudinale della basilica cristiana, ai due terzi o al termine dello stesso, costituendo così simbolicamente la forma di una croce), poi venne eretta la Cappella della Cintola, affrescata magnificamente da Agnolo Gaddi con Storie della Vergine e della Cintola (1392-1396), e in cui si conserva anche la piccola e raffinatissima statua in marmo bianco della Madonna con Bambino di Giovanni Pisano, dei primi del Trecento.

Tra il 1428 e il 1438 viene realizzato Il pulpito esterno, costruito da Michelozzo e decorato da Donatello.

Il pulpito fu creato per l’ostensione pubblica dell’importante reliquia della Sacra Cintola della Madonna, che ancora oggi si mostra ai fedeli per Natale, Pasqua, il 1º maggio, il 15 agosto e, in forma più solenne, l’8 settembre, festa della Natività di Maria.

Poco dopo Paolo Uccello fu incaricato di decorare la cappella dell’Assunta.
Determinante fu il 1452, quando venne affidato a Filippo Lippi il compito di affrescare le pareti del coro della Cattedrale con il ciclo di Santo Stefano e di San Giovanni, il suo capolavoro. La concezione monumentale delle figure, la leggerezza della pennellata, la composizione libera delle scene in cui gli elementi prospettici non appaiono rigorosi ma subordinati alla narrazione e all’effetto scenografico segnano in questi affreschi l’inizio di una nuova stagione nella storia dell’arte del Rinascimento.

Il Campanile con i suoi 46 metri di altezza è l’edificio più alto di Prato.

Grazie a Filippo e agli altri maestri impegnati nel cantiere del Duomo venne così a crearsi in città un clima artistico completamente nuovo, aperto alla sperimentazione e al radicale rinnovamento di tutta l’arte italiana.

 

Castello dell’Imperatore

Il Castello dell’Imperatore  può essere considerato la più importante testimonianza architettonica dei secoli XI°-XIII° presente nella città di Prato. E’ uno splendido esempio, unico nell’Italia centro-settentrionale, di architettura sveva dell’epoca di Federico II. La costruzione fu iniziata nel 1248 per volere dell’Imperatore Federico II di Svevia, nell’ambito di un progetto finalizzato a porre sotto controllo militare le principali vie di comunicazioni che dal sud del paese portavano in Germania.

Il castello ha pianta quadrata, con lati di circa 40 metri, potenziata agli angoli da 4 torri anch’essi a pianta quadrata. Ci sono poi altre 4 torri altre torri al centro di ogni lato della cortina muraria.

Il coronamento delle mura, spesse 2,50 metri, e delle torri è realizzato con i caratteristici merli Ghibellini a coda di rondine. Le torri della preesistente fortificazione inglobate nella fortezza hanno pregiudicato il risultato geometrico della pianta, non perfetto come negli altri castelli Svevi dell’ Italia meridionale, ma non il simbolismo dell’ottagono, infatti sono comunque otto le torri presenti.

L’ingresso principale è un portale con arco impreziosito – e qui notiamo come lo stile Svevo fu influenzato dal gusto architettonico locale – con elementi decorativi dicromi ottenuti alternando fasce di marmo bianche e verdi; i due leoni scolpiti ai lati della porta conferiscono al castello l’iconografia della casa imperiale.

L’interno è in pratica vuoto, senza nessuna traccia degli, incompiuti, edifici originali A questi edifici si riferiscono le aperture (che a prima vista possono sembrare feritoie ma in realtà più idonee a dar luce che a scopi militari) presenti nelle cortine murarie. L’interno fu comunque occupato da strutture provvisorie in legno e muratura atte ad ospitare la guarnigione. Fino ai recenti restauri, 1975, l’interno era occupato da costruzioni moderne, il castello fu infatti per lungo tempo adibito a carcere. Anche lungo le mura esterne si erano addossati alcuni edifici, per fortuna oggi completamente rimossi (possiamo ancora notarne le tracce sul fronte principale alla sinistra dell’ingresso).

Negli ultimi decenni, dopo secoli nei quali il Castello fu adibito a molteplici usi, il Comune ha realizzato interventi di restauro che hanno ricostituito l’immagine e l’aspetto originari dell’edificio, rendendolo fruibile al pubblico.

I visitatori possono esplorare l’interno del Castello e accedere ai camminamenti salendo lungo una delle due scale a chiocciola. Dai camminamenti si gode un’ampia e suggestiva veduta sulla città e sul territorio circostante.

 

Buco di Moore

Quello che a Prato conosciamo come “Buco di Moore” è un’opera con forma squadrata con taglio ed è una scultura monumentale in marmo bianco realizzata dall’artista inglese Henry Moore.

È composta da 30 blocchi di marmo bianco provenienti dalle Alpi Apuane, precisamente dalla cava Mossa, fu realizzata presso un laboratorio a Querceta in provincia di Lucca.

Fu esposta per la prima volta ad una mostra a Forte Belvedere a Firenze nel 1972. Per vedere la mostra arrivarono 345.000 visitatori in circa 4 mesi di apertura, tanto da far diventare l’opera di Moore un tassello imprescindibile della tradizione artistica del Novecento.

Nel 1974 fu posta al centro di Piazza San Marco, dove un tempo sorgeva Porta Fiorentina (demolita verso la fine dell’Ottocento per far passare la linea tranviaria che collegava Prato a Firenze, oggi non più esistente)

Fu acquistata dalla città di Prato con l’aiuto di industriali locali, e una volta trasferita da Firenze a Prato, la scultura venne appositamente collocata nel centro cittadino in direzione del capoluogo toscano, a simboleggiare Prato come “città della modernità”, in contrasto con Firenze “culla del Rinascimento”.

L’opera di Moore rappresenta uno dei massimi esempi di scultura contemporanea presenti in Italia.

 

Museo di Palazzo Pretorio 

Inaugurato nell’aprile 2014, dopo quasi 16 anni di lavori, il Museo di Palazzo Pretorio, con i suoi 1780 mq di superficie, costituisce una meta fondamentale per chi visita Prato e la Toscana.
Il Palazzo è originario della fine del Duecento; nato come sede comunale del tribunale, delle prigioni e delle magistrature forestiere, nel XVIII secolo fu adattato agli uffici amministrativi del Granducato di Toscana.
Oggi invece è un adibito a museo. La visita si svolge dal basso verso all’altro attraverso diverse sale che ospitano opere d’arte, in gran parte pittoriche, dal tardo medioevo al’800.
Ogni piano del Palazzo si distingue per gli allestimenti differenti, ma coerenti per periodo storico e significato delle opere. Raffinati e diversificati tessuti colorati delle strutture espositive, sottolineano ogni sezione.
L’esposizione permanente, con circa 3000 pezzi tra dipinti, sculture, ceramiche, tessuti, mobili e altri manufatti rappresenta l’anima della città e rappresenta la creatività e la cultura locali.
Si possono ammirare opere di Donatello, Filippo e Filippino Lippi, i polittici di Bernardo Daddi e Giovanni da Milano, le pale d’altare di Santi di Tito e Alessandro Allori e la gipsoteca di Lorenzo Bartolini.

Tale selezione si è costituita in gran parte durante il 1800, grazie ad acquisizioni e lasciti, ma si è arricchita con importanti donazioni come le collezioni Tintori, Riblet e Lipchitz.